Durante questo viaggio ho avuto la fortuna di trascorrere due giornate con i gorilla.
Due incontri diversi.
Due esperienze completamente diverse.
Il primo giorno è stato quello dell’emozione pura.
Dopo ore di cammino nella foresta, ritrovarsi improvvisamente a pochi metri da una famiglia di gorilla è qualcosa che lascia senza parole.
Ho fotografato molto, cercando di raccontare le loro espressioni, le interazioni tra i membri del gruppo e la straordinaria presenza del silverback.
Ogni momento sembrava irripetibile.
Ogni sguardo meritava di essere conservato.
Il secondo giorno, invece, ho deciso di vivere quell’esperienza in modo diverso.
Dopo aver realizzato le immagini che desideravo, ho scelto di arretrare.
Di prendermi più spazio.
Di osservare.
Mentre gli altri erano vicini al gruppo, io mi sono posizionato più lontano, affidandomi al mio Nikon 400mm f/2.8 per isolare dettagli e frammenti di vita senza entrare continuamente nella scena.
È stato un approccio più contemplativo.
Più lento.
Più personale.
Da quella distanza ho iniziato a cogliere particolari che il giorno precedente mi erano sfuggiti:
una mano appoggiata sul dorso di un giovane individuo, uno sguardo fugace tra due gorilla, la calma con cui il silverback osservava ciò che accadeva attorno a lui.
Paradossalmente, allontanandomi, mi sono sentito ancora più vicino a loro.
Perché ho smesso di pensare alla fotografia e ho iniziato semplicemente ad osservare.
Ed è forse questo il ricordo più forte che porto con me dall’Uganda.
Non una singola immagine.
Ma la sensazione di aver condiviso, anche solo per qualche ora, un piccolo frammento del loro mondo.