Shoot the Wild – La mia esperienza con INEOS Grenadier

Shoot the Wild – La mia esperienza con INEOS Grenadier

Quando due passioni si incontrano

Ci sono collaborazioni che nascono per lavoro e altre che, ancora prima di iniziare, hanno qualcosa di speciale.

Quando INEOS Grenadier Italia mi ha coinvolto nel suo progetto Shoot the Wild, per me è stato impossibile non esserne entusiasta.

Il Grenadier è da tempo uno dei fuoristrada che più mi affascinano e probabilmente la macchina off-road che, per filosofia e carattere, sento più vicina al mio modo di vivere la natura.

Essere scelto per prendere parte a un progetto ideato da INEOS Grenadier Italia e avere la possibilità di portare questo mezzo nel mio mondo, quello della fotografia naturalistica, è stato allo stesso tempo emozionante e incredibilmente divertente.

Il progetto Shoot the Wild

Shoot the Wild nasce da INEOS Grenadier Italia, con l’idea di affidare il Grenadier a persone che vivono e raccontano l’outdoor, lasciando che ognuna lo interpreti attraverso la propria esperienza e il proprio modo di vivere il territorio.

Il mio contributo al progetto non poteva che partire dalla fotografia naturalistica.

Ho quindi utilizzato il Grenadier esattamente come utilizzerei un mio fuoristrada durante una giornata sul campo: attrezzatura caricata, strade sterrate e tanta voglia di esplorare.

La Maremma è diventata il terreno perfetto.

Strade bianche, boschi, sterrati e colline mi hanno permesso di unire fotografia, viaggio e off-road nello stesso racconto.

L’obiettivo non era semplicemente fotografare una macchina immersa in un bel paesaggio, ma raccontare tutto ciò che accade intorno alla fotografia.

Il viaggio per raggiungere un luogo, l’attrezzatura caricata nel bagagliaio, una pausa nel bosco, l’appostamento e quei chilometri di sterrato che spesso separano casa dal punto in cui inizia veramente una giornata sul campo.

Un fuoristrada nato per essere utilizzato

Una delle cose che mi ha sempre attirato del Grenadier è proprio la sua filosofia.

È un mezzo essenziale, robusto e funzionale. Un vero fuoristrada, con un’impostazione che trasmette immediatamente la sensazione di essere stato progettato per essere utilizzato davvero.

Ed è proprio questo l’aspetto che ho apprezzato maggiormente durante l’esperienza.

È una macchina che invita a caricare l’attrezzatura e partire.

Durante quei giorni sono passato dalle strade della Maremma fatte di sterrati, boschi e colline utilizzando il Grenadier non soltanto come soggetto delle fotografie, ma come vero compagno di viaggio.

La fotografia oltre gli animali

Per me è stata anche una sfida fotografica diversa dal solito.

Sono abituato ad aspettare che sia un animale a decidere cosa succederà davanti alla macchina fotografica.

Con il Grenadier ho potuto invece costruire le immagini, cercare la strada giusta, aspettare la luce sulle colline, lavorare con il drone e raccontare attraverso fotografie e video il rapporto tra mezzo, uomo e territorio.

E proprio questa diversità ha reso il progetto particolarmente divertente.

Ci sono stati sterrati, boschi, tramonti, attrezzatura fotografica, momenti di vita outdoor e anche giornate trascorse insieme alla mia famiglia.

Un modo diverso di raccontare quello che per me significa stare fuori.

Più di una collaborazione

Alla fine credo sia proprio questo ciò che mi è rimasto maggiormente dell’esperienza.

Non soltanto aver avuto la possibilità di guidare un mezzo che mi è sempre piaciuto, ma averlo potuto utilizzare nel mio mondo.

Quello fatto di fotografia, natura, strade sterrate, attrezzatura nello zaino e giornate che spesso iniziano prima dell’alba e finiscono quando ormai la luce è scomparsa.

Essere stato coinvolto da INEOS Grenadier Italia nel progetto Shoot the Wild mi ha permesso di raccontare tutto questo da un punto di vista completamente nuovo.

E quando una collaborazione riesce a mettere insieme fotografia, natura, viaggio e una delle tue più grandi passioni, smette per qualche giorno di sembrare un lavoro.

Diventa semplicemente un’avventura.

E questa è soltanto la prima parte.

Testo e fotografie di Edoardo Ciavattini.
Fotografo naturalista specializzato in fauna selvatica italiana.