Monti Sibillini – Dove il tramonto rende tutto surreale

Monti Sibillini – Dove il tramonto rende tutto surreale

Ci sono luoghi in cui si va per cercare un animale e altri in cui tutto ciò che accade prima dell’incontro diventa parte dell’esperienza.

Per me i Monti Sibillini sono questo.

Ci torno soprattutto per loro, i camosci. Ma per raggiungerli bisogna camminare, salire, osservare le creste e godersi ogni passo.

Perché qui la fotografia inizia molto prima di prendere in mano la macchina fotografica.

Alla ricerca dei camosci

Più si sale, più il rumore scompare e gli spazi diventano enormi.

Poi, all’improvviso, una piccola sagoma compare sul fianco della montagna.

I camosci sembrano appartenere completamente a questo ambiente. Si muovono tra rocce e pendii con una naturalezza incredibile, ricordandoti immediatamente che lassù siamo noi ad essere ospiti.

Ogni incontro è diverso e proprio questa imprevedibilità rende ogni uscita speciale.

I cuccioli

Gli incontri che porto maggiormente nel cuore sono quelli con i più piccoli.

Vederli rincorrersi, saltare tra le rocce e giocare vicino alle madri è uno spettacolo che spesso riesce a farmi dimenticare persino della fotografia.

Sono momenti semplici, autentici.

E spesso sono proprio quelli che rimangono più impressi.

Quando arriva il tramonto

Ma il momento che preferisco sui Sibillini arriva alla fine della giornata.

Il sole comincia a scendere, le ombre si allungano e la montagna cambia completamente volto.

L’arancione del tramonto incontra il bianco della neve e per qualche minuto tutto sembra diventare surreale.

Vedere i camosci muoversi dentro quella luce è qualcosa di difficile da raccontare.

A volte continuo a fotografare.

Altre volte abbasso semplicemente la macchina e guardo.

Fotografare la montagna

In questi momenti non cerco necessariamente il primo piano.

Preferisco una sagoma sulla cresta, un cucciolo immerso nel paesaggio o un camoscio piccolo all’interno dell’immensità della montagna.

Perché qui l’animale non è separato dall’ambiente.

Ne fa parte.

Ed è probabilmente questo il modo in cui preferisco raccontare i Monti Sibillini attraverso le mie fotografie.

Ciò che resta davvero

Quando il sole scompare, si rimette l’attrezzatura nello zaino e comincia il cammino verso valle, spesso ormai alla luce della frontale.

Ed è durante quei passi che ripenso alla giornata.

Alla salita, al silenzio, ai camosci, ai cuccioli che giocano e a quell’ultima luce sulla neve.

I Sibillini mi ricordano ogni volta che per raggiungere un incontro bisogna camminare, ma soprattutto bisogna imparare a godersi ogni passo.

Perché alla fine la fotografia è soltanto una parte di tutto quello che la montagna riesce a regalare.

Testo e fotografie di Edoardo Ciavattini.
Fotografo naturalista specializzato in fauna selvatica italiana.